Riflessioni sulla manifestazione del 7 febbraio 2009 a Castelfranco.
Sabato 7 febbraio 2009, in un Comprensorio del Cuoio avvolto da un sonno trentennale, un centinaio di antifascisti hanno sfilato per le vie del centro di Castelfranco, sotto una pioggia incessante, per rispondere alla provocazione messa in atto da La Destra con l’iniziativa sulle foibe. La decisione di organizzare una contromanifestazione antifascista è stata presa da un’assemblea spontanea alla quale hanno partecipato varie realtà del territorio e della provincia. Il confronto e la collaborazione tra queste realtà, ben diverse tra loro, per l’organizzazione di un mobilitazione dal basso è stato un segno di una maturità politica mai vista finora. Il clima di terrore, che la carta stampata ha voluto fomentare, è scaturito da un’operazione vergognosa. Si è voluto relegare una mobilitazione legittima nella logica degli opposti estremismi, sottolineando la militarizzazione del territorio per far desistere la popolazione locale dal partecipare ad una contromanifestazione che si richiamava alle radici antifasciste. Radici alle quali la nostra repubblica dovrebbe saldamente rimanere legata. Nonostante il terrorismo mediatico che si è voluto imporre, un centinaio di persone hanno dato vita ad una riuscita manifestazione. Questa mobilitazione non si è fermata però a denunciare solo il vecchio fascismo, ma ha anche espresso l’insofferenza verso quel fascismo strisciante che si incunea ogni giorno sempre di più nella nostra società. L’odio verso ogni forma di diversità è il messaggio che viene veicolato attraverso giornali e televisioni e costituisce un piano ben architettato per sfasciare quelle reti di solidarietà che stanno alla base della convivenza umana. È vergognoso anche il fatto di giustificare la concessione di uno spazio pubblico ad una forza politica, che propugna odio e razzismo, invocando i valori della democrazia. Quella delle foibe è stata un’iniziativa strampalata e di parte, un dibattito senza alcuna pretesa, se non quella del revisionismo storico. Uno storico autorevole ha insinuato che la collocazione della “giornata del ricordo” delle foibe a ridosso di quella della memoria dello sterminio nazista, sembra fatta apposta per equiparare tragedie incomparabili, dando la possibilità ai fascisti e post-fascisti di oscurare la risonanza dei loro crimini e di quelli dell’alleato nazista. Questo storico non si è dimenticato di ricordare l’incapacità di certi politici a rileggere la propria storia nazionale. Bisogna guardare alla questione delle foibe, contestualizzando l’accaduto e opponendosi alla retorica nazionalista. La visione di parte che ci vuole inculcare questa retorica, ci mostra gli italiani solo come vittime delle foibe, dimenticando quell’Italia, alleata del nazismo, che per prima ha sopraffatto le minoranze etniche in nome della superiorità della civiltà e della razza italica. Interi territori dove abitavano diverse gruppi nazionali sono stati “annessi” alla nostra nazione e furono oggetto di rappresaglie e repressioni che niente hanno da invidiare ai crimini nazisti. Fascisti e post-fascisti vogliono estraniare le foibe dal loro contesto, incentivando il mito degli italiani “brava gente” che non può che essere vittima e mai carnefice con l’intento di oscurare la loro storia criminale.
Ass. “Il resto del Cremlino”

















