Una rondine non fa primavera, una bandiera non fa un partito. Tante bandiere fanno una bella manifestazione, e ci ha riempito il cuore, la mente e lo stomaco di un piacere lungamente atteso e sperato, la giornata di ieri. Sul nostro pullman c’erano compagni e compagne di Prc e PdCI (nòva!) e siamo partiti con sobrietà. Dimostrando una serietà collettiva che in pochi avevano visto prima.
In questi ultimi mesi, da quando si parla di “unità a sinistra”, abbiamo visto spuntare come funghi volantini, manifesti, iniziative a doppia firma: Rifondazione comunista, Comunisti Italiani, Comunisti Italiani e Rifondazione Comunista. E ogni volta ci siamo detti che “quei piccoli passi nella direzione giusta” che iniziammo a fare nel vicino e lontano gennaio 2006, oggi ci permettono di correre insieme verso i nostri obiettivi comuni. No, non avete capito: non è che abbiamo degli obiettivi diversi e scegliamo di perseguire insieme quelli comuni. Quella è una cosa che dobbiamo fare con le altre forze della sinistra, che sono Sinistra Democratica e i Verdi. È che noi abbiamo solo obiettivi comuni. Non del tutto? No, è vero, non del tutto. Ma perché, nei partiti – in generale – non c’è discussione, non ci sono differenze nelle interpretazioni e nelle analisi e nelle strategie proposte da compagni e compagne? Ah, ci sembrava…
Ieri, in piazza, a Roma, c’era un grande partito: il partito comunista. Questo abbiamo percepito, questo vogliamo. Se non si passa da lì, non c’è verso: possiamo corteggiare anche il più determinato democratico di sinistra, indipendente di sinistra, verde di sinistra. Tutto quello che otteniamo è l’ennesimo documentino stramegacondiviso e pieno di vuoto.
Ci dicono tutti: “bisogna fare delle cose concrete”. Noi abbiamo un giornalino insieme da quasi due anni. Ci telefoniamo almeno una volta alla settimana, parliamo delle cose locali, nazionali, regionali, passate, presenti, delle prospettive, delle possibili soluzioni. A volte, ance tra di noi, alziamo anche la voce. Ma – a parte il fatto che ci divertiamo come pazzi, nonostante la fatica e le ore piccole – tutti sanno, nella zona del cuoio (e anche oltre) che difficilmente non ci faremo sentire e non interverremo, di fronte a un problema, a un’ingiustizia o a un anniversario da ricordare.
Se è vero che esiste una crisi della politica, la exit-strategy dalla sfiducia e dal pessimismo del popolo passa inevitabilmente da qui. Da ogni Ponte a Egola d’Italia, dove ci sono dei giovani (comunisti) che hanno voglia di spostare sedie, scrivere documenti, studiare, discutere e impantanarsi nelle cose pallose e divertenti della politica. Massa critica? Chissà. Noi siamo Il resto del Cremlino. Chi c’incontra non si risparmierà una bella chiacchierata sul futuro della politica italiana e internazionale. Chi ci teme ha qualcosa da nascondere. Chi ci ama è fortunato, chi si abbona ha una copia sicura ogni mese nella cassetta delle lettere (quella vera!), e chi ci segue è ascoltato. Ieri abbiamo seguito il corteo del 20 ottobre. Era pieno di gente con aste lunghissime che portavano due bandiere: indovinate quali. La sinistra senza un sano partito comunista è come le ciliegine senza la torta. Stuccano (e vanno a male).

Il resto del Cremlino