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Il resto del Cremlino convoca un’assemblea antifascista mercoledì 11 marzo a Ponte a Egola

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Care compagne, cari compagni,

Visto l’eccellente risultato del presidio antifascista a Castelfranco (dopo la buona risposta avuta nell’assemblea organizzativa di tale mobilitazione) crediamo sia necessario dare continuità ad una forte presenza antifascista e antirazzista sul nostro territorio.

Avvertiamo questa necessità non soltanto perché le realtà neofasciste si presentano ormai regolarmente con varie iniziative istituzionalizzate o con l’uso della violenza nei confronti di sedi di partiti, associazioni, collettivi, o addirittura di singoli militanti antifascisti.

Avvertiamo questa necessità perché serve una risposta alla preoccupante svolta culturale-sociale antidemocratica (in chiave securitaria e razzista/repressiva) del nostro paese. Una svolta sostenuta, perseguita dal Governo Berlusconi con il decreto sicurezza e la corredata propaganda.
Dobbiamo organizzarci e far sentire la nostra voce costantemente dando continuità alle inizitive sul territorio.

Oggi, nel Valdarno Inferiore e nelle zone limitrofe persiste una sensibilità antifascista legata alla resistenza; vogliamo che si dia vita ad una serrata battaglia culturale, per evitare che le false paure che ci vuole inculcare una destra avida di potere vincano sulla razionale analisi della società e dei suoi bisogni.

Per questi motivi abbiamo deciso di convocare un’assemblea organizzativa delle realtà politiche-associative e di tutte le sensibilità e individualità antifasciste e antirazziste per raccogliere idee, proposte e coordinarci nella costruzione di iniziative di vario genere (dibattiti a tema, serata/concerti, volantinaggi/banchetti al mercato e davanti alle scuole ecc.).

L’assemblea è convocata per
Mercoledi 11 Marzo alle ore 21.00 a Ponte a Egola
presso la Casa del Popolo
(primo piano, Biblioteca “Emilio Pallesi”)

Il resto del Cremlino vende libri per il manifesto

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1. Lessico del razzismo democratico - Le parole che escludono di G. Faso, edizione DeriveApprodi, Euro 10
2. Sicurezza di chi? - Come combattere il razzismo a cura di G.Naletto, contributi di autori vari, edizioni dell’asino, Euro 5.

Abbiamo in tutto 10 copie + 10 copie. Li vendiamo a prezzo di sottoscrizione, che significa che se volete dare 20 Euro invece di 10 siamo contenti (e il manifesto ringrazia). Per averli inviateci un’email, che vi diciamo dove venire a prenderli: info chiocciola il resto del cremlino punto it.
(Un ringraziamento particolare va a Giuseppe Faso, che li ha messi a disposizione)

Fermiamo fascismo e militarizzazione

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“Quando è l’ora di marciare molti non sanno che il nemico marcia alla loro testa” (B.Brecht). Appello per una campagna di informazione e mobilitazione nelle scuole e nella società. Per adesioni: fermiamo4novembre@email.it

Il capo del governo continua a dipingere coloro che manifestano contro la riforma Gelmini come pericolosi estremisti e facinorosi.
Siamo dunque un Paese da mandare in galera, visti i milioni di giovani e meno giovani nelle piazze a opporsi ai tagli all’istruzione e all’occupazione nella scuola, università, ricerca e anche nei servizi a domanda individuale gestiti dai Comuni!
E’ in corso un tentativo di criminalizzazione del movimento degli studenti e del dissenso.
E’ la stessa logica del decreto del ministro di polizia Maroni sulla cosiddetta “sicurezza”, che considera centri sociali e occupazioni di case come espressioni di degrado urbano, che i sindaci di destra di Roma e Milano sono i capifila nel rimuovere.
Non è da meno La Russa, ministro della difesa, che ha affiancato i soldati alle forze di polizia nelle ronde di Stato, come se le nostre città fossero diventate luoghi da pattugliare da parte di truppe d’occupazione. Tant’è vero che il compito viene affidato alle truppe che si sono “addestrate” in guerra (in Iraq e in Afghanistan).
Così, di esaltazione in esaltazione, La Russa e Gelmini si sono trovati d’accordo per sguinzagliare in questi giorni, in 200 licei, generali e loro aiutanti, a magnificare il 4 novembre 1918, cioè la “grande vittoria“ della monarchia italiana sulle monarchie tedesca e austriaca.
In attesa di arrivare all’8 e 9 novembre, quando 21 città italiane saranno trasformate in una specie di piazze d’armi, con alza-bandiera e ammaina-bandiera, parate e sfilate militari, concerti di bande e fanfare, lancio di paracadutisti, simulazioni di assalti militari.
Il 4 novembre del 1918 ebbe fine la prima guerra mondiale, che aveva visto i soldati italiani inviati 3 anni prima ad ammazzare e a farsi ammazzare, perché la “patria” dei generali e dei potentati economici avesse più spazio in cui dominare e fare i propri affari, allargandosi ai territori di confine con l’impero austro-ungarico (altri generali e potentati economici), abitati da popolazioni di lingua e costumi diversi tra loro.
Contro la guerra e contro i responsabili della sua barbarie, in tutta Europa e in particolare in Italia la protesta popolare fu enorme e le manifestazioni di piazza imponenti. Ve ne sono ancora ricordi commoventi in decine di canzoni giunte fino a noi, nate spontaneamente dai settori sociali più colpiti, dai loro poeti e dai loro musicisti. Ma non ci fu niente da fare.
Tempo addietro l’Italia aveva sferrato anche guerre coloniali di sterminio contro intere regioni africane.
Tra il 1915 e il 1918 la guerra ammazzò 650mila italiani; ancora più numerosi furono i feriti; decine di migliaia rimasero invalidi permanenti; migliaia di soldati (che avevano disobbedito agli ufficiali o che avevano tentato di lasciare il fronte per fuggire dalle infamie dei loro ordini) furono fucilati come traditori della “patria”; furono terribili le sofferenze delle popolazioni, la miseria e la fame, la disoccupazione di massa.
Ma per il sistema di potere economico e politico italiano fu una grande vittoria: avevano reso più “grande” la loro Italia! Così, ci riprovarono vent’anni dopo e fecero 40 milioni di morti nel mondo.
Non c’era da aspettarsi nient’altro da un ministro che, poco più di un mese fa, davanti al Capo dello Stato, non esitò a ribadire la sua “fede” fascista, rivendicando l’ “amor di patria” per le milizie armate della cosiddetta Repubblica di Salò, cioè l’ultimo governo fascista, quello che nel Centro-Nord dell’Italia, dall’autunno 1943 alla primavera 1945 restò schierato coi nazisti, contro i partigiani, le popolazioni civili, i soldati italiani che avevano deciso di restare in armi per combattere il fascismo e il nazismo.
Un ministro che fa parlare della prima guerra mondiale i generali al posto degli insegnanti di storia.
Come ai tempi del fascismo, questo ministro intende portare nelle scuole, oltre che nel resto della società, la propaganda e la “cultura” militarista, finalizzandole alla diffusione di una mentalità disponibile a odiare e perseguitare il “diverso”, a trasformarlo in nemico, a vedere nemici dappertutto. Una mentalità disponibile a farsi reclutare e arruolare negli eserciti, già preparati per la “difesa della patria”, in realtà per portare la guerra d’aggressione nel mondo, come in Iraq e in Afghanistan.
E’ tempo di reagire! Per questo proponiamo che nei luoghi di lavoro, nella scuola, nell’università e nelle città ci si impegni perché da ora all’8-9 novembre si sviluppi una capillare opera di informazione e di mobilitazione affinché sia respinta una lettura militarista e fascista della storia del Novecento per ripristinare la verità storica sul passato e soprattutto agire nel presente contro teorie e pratiche xenofobe, militariste e fasciste.

Adesioni aggiornate: http://www.rifondazionepisa.it/ricominciamo/?p=166