pubblicato su Il resto del Cremlino n.32 (maggio 2009)
D: Perché dovrei votare comunista alle europee?
R: Perché in Italia e in Europa c’è bisogno di un partito che lotti contro la guerra e che spinga verso un drastico abbattimento della spesa militare, da destinarsi interamente a tutti i lavoratori e le lavoratrici che subiscono – senza averne nessuna colpa – la crisi economica e finanziaria. Ci sono altri motivi per votare comunista alle prossime europee, ma quanto appena detto li riassume tutti.
D: Ma per vincere il Pdl non è meglio votare il Pd?
R: No. Non dimentichiamoci che il Pd è quel partito che si è accordato con il Pdl per mettere lo sbarramento al 4% in occasione di queste elezioni europee. Questo accordo significa una cosa sola: che ai “democratici”, della democrazia, non importa molto. Non solo. Mentre i comunisti chiedono le dimissioni del Presidente del Consiglio, affinché possa essere processato per corruzione, il Pd gli chiede: «Per piacere, rinunci al lodo Alfano?», mentre lui tranquillamente dichiara che il Parlamento è inutile. Chi vota il Pd si illude di fare opposizione o, più semplicemente, ama le cause perse.
D: Allora perché non votare per Di Pietro?
Attenzione alle mode, agli specchietti per le allodole.
Di Pietro, come dice Luttazzi, è uno che sa raccontare la sua storia e appassionare i suoi spettatori. Ma non solo Di Pietro è colui che ha contribuito ad affossare la commissione d’inchiesta sui fatti di Genova del 2001. Non solo il Di Pietro che oggi dice di essere contrario al ponte sullo stretto di Messina è quello stesso Di Pietro che, contravvenendo al programma dell’Unione, ha votato da Ministro a favore del mantenimento della Società dello Stretto. Non solo Di Pietro ha sostenuto da poco in Parlamento lo sciagurato provvedimento sul federalismo proposto dal governo. Ma, per di più, i parlamentari eletti per l’Italia dei valori siederanno a Strasburgo nel gruppo dei liberali, e cioè nel gruppo che ha votato e voterà insieme ai parlamentari eletti nelle file del Popolo delle libertà la stragrande maggioranza dei provvedimenti assunti dal parlamento europeo (l’80%). A partire dalla direttiva Bolkestein sull’innalzamento dell’orario di lavoro.
D: Ma il comunismo non era finito?
R: Il comunismo, qui inteso come quel movimento politico che promuove l’uguaglianza e la fine dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, basato sulla teoria marxista (che pone al centro delle questioni quella del conflitto tra capitale e lavoro), non finirà finché non arriverà il socialismo o, se non arriverà il socialismo, finché non cesserà la vita sulla Terra. Il comunismo non è finito, è stato sconfitto. Ma dalla sconfitta ci si può riprendere, e la strada da percorrere è lunga e difficile, ma la destinazione è chiara – sia a breve che a lungo termine.
D: Un esempio?
Non uno, due! La prima cosa che ha fatto l’attuale governo è stata quella di rimuovere le sanzioni penali nei confronti degli imprenditori responsabili degli omicidi bianchi. E mentre il Pd pensa alla sacra equidistanza tra impresa e lavoro, mettendosi quindi a fianco del più forte, quindi dell’impresa, quindi dei padroni, i comunisti denunciano e combattono quotidianamente gli attacchi ai diritti di chi lavora senza scendere a compromessi al ribasso con i poteri forti.
Secondo. Prendiamo la crisi.
La crisi c’è, e si sente. Tremonti afferma che non bisogna essere pessimisti, perché nell’economia l’aspetto psicologico conta molto e quindi deprimersi è peggio. È vero, deprimersi è peggio. Occorre tirare fuori tutta la nostra forza, il nostro coraggio, il nostro tempo, le nostre energie e indirizzare al di fuori di noi la nostra rabbia. Ma al di fuori dove? La destra vuole che ci arrabbiamo con i migranti o con i poveri più o meno poveri di noi.
La destra vuole che i precari facciano a gomitate tra di loro (leggi: “meritocrazia”), che i pensionati s’incazzino con gli studenti e viceversa, che le donne s’incazzino con gli uomini e viceversa… I comunisti vogliono dirigere la rabbia collettiva verso i suoi veri responsabili: i padroni.
D: Perché dovrei votare comunista alle provinciali?
R: Prima di tutto per coerenza. I comunisti non sono aggregati di persone che si mettono d’accordo per prendere il potere usando le parole d’ordine più adatte a seconda della situazione. I comunisti hanno un progetto politico che parte da una visione generale della politica mondiale, europea, nazionale e quindi locale. Per portare avanti con maggiore efficacia tutte le nostre battaglie c’è bisogno dei comunisti a tutti i livelli. I comunisti hanno in mente un diverso modello di sviluppo, in cui non prevalgono i privilegi di pochi, il profitto delle aziende, gli interessi personali di qualche piccola oligarchia.
D: E perché dovrei votare comunista alle comunali di San Miniato?
R: Per tanti motivi, alcuni già detti. Volendo citare un’argomentazione programmatica: prendiamo le “esternalizzazioni”, ovvero le privatizzazioni. Se un’amministrazione affida un servizio pubblico (come quello idrico) ad un’azienda privata, questa azienda privata farà il suo interesse e il profitto verrà prima dell’interesse collettivo. Con le privatizzazioni i cittadini pagano di più e godono di un servizio peggiore. L’attuale amministrazione e i suoi aspiranti successori seguono dritti questa linea. I comunisti vogliono che l’ente pubblico torni a gestire direttamente i servizi, per migliorarli e per farli pagare di meno. C’è bisogno di un Comune che si faccia carico delle richieste dei lavoratori, dei pensionati, delle donne, degli studenti. E chi vota comunista e sceglie Fabio Corsi sindaco contribuisce a dar voce a tutte queste persone, contribuisce ad una lotta di classe che in questo momento stanno conducendo soltanto i padroni…
D: Ma perché non siete insieme all’altra lista di sinistra alternativa al Pd?
R: Loro affermano: «Non c’erano le condizioni programmatiche», e dichiarano a mezzo stampa:
«I comunisti si sono mossi più verso una strategia del controllo piuttosto che del confronto». È evidente che lo sbandamento a sinistra, dopo la catastrofe della sinistra arcobaleno, non è ancora finito. Nel pieno rispetto delle decisioni altrui, scuotiamo la testa e ci auguriamo che vengano dispersi meno voti possibili. La nostra è una scelta solida: i comunisti uniti in Europa, in Provincia e in Comune stanno all’opposizione del Partito Democratico e presentano un programma coerente a tutti i livelli. Le mille sinistre vendoliane si sparpagliano: e in Europa vi chiedono di votare coi socialisti e coi verdi, in Provincia col Pd e in Comune per loro soli. Chi vota comunista ha almeno le idee un po’ più chiare.
D: Ok, mi avete convinto. Voto per la lista comunista. Ma le preferenze?
R: Il resto del Cremlino plaude alla candidatura alle europee di Fabio Amato, Oliviero Diliberto e Orfeo Goracci perché sono gli unici 3 candidati che hanno partecipato ad iniziative da noi promosse (con l’associazione, con il giornale e con gli Aeroflot).
Non si dimentica che c’è un compagno palestinese nella lista: Saleh Bassam Abdulrahim. Per le comunali di San Miniato ricordiamo che il capolista è Francesco Sale, 27 anni, studente lavoratore, segretario della sezione Terracini del Pdci di San Miniato, promotore attivo dell’unità comunista fin dalla nascita. Per conoscere meglio tutti i candidati e le candidate, vi invitiamo caldamente a visitare www.unaltraeuropa.eu e www.comunistisanminiato.it. •
