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Archivio 'Saga Bartolini Monitor'

SPUTATO A PINOCHET - Le Ricerchine Scolastiche di Bartolini Monitor

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Interpretando gli umori di tutti, il giorno del funerale dell’assassino Pinochet tre persone hanno pazientemente fatto la fila per entrare nella camera ardente, e una volta entrati hanno sputato sulla bara del macellaio cileno. Uno di loro è il nipote di Carlos Prats. Sapete chi era?

CARLOS PRATS GONZALEZ (Talcahuano, 2 febbraio 1915 - Buenos Aires, 30 settembre 1974). Militare , Comandante in Capo dell’Esercito durante la presidenza di Salvador Allende. Ministro e Vicepresidente della Repubblica. Figlio di Carlos Prats Risopatrón, proprietario di una libreria, e di Hilda González, maestra di scuola elementare. Maggiore di quattro fratelli, visse un’infanzia felice ma modesta, nella sua città natale. Nel a sedici anni entrò nell’Esercito, diventando in poco tempo il miglior alunno della sua Scuola Militare. Insegnò come professore all’Accademia Militare; in seguito andò in dal al . Fu prima Generale di Brigata (), poi Generale di Divisione, durante il governo di . Diventerà poi Comandante in Capo dell’Esercito a causa della morte violenta dell’amico . Prats fu particolarmente colpito dall’assassinio di Schneider il 22 ottobre 1970, volto ad impedire la ratifica dell’elezione di Salvador Allende da parte del Congresso. Quest’omicidio fu commesso dal Generale Roberto Viaux (lo stesso che realizzò il Tacnazo) e dai suoi uomini, finanziato dalla CIA. Il piano originale consisteva nel sequestrare il Comandante per creare un clima di instabilità politica, permettendo alle forze armate di occupare il potere, impedendo l’elezione di Allende al Congresso (Allende, non avendo ottenuto la maggioranza dei voti, doveva essere ratificato Presidente dal Congresso). Questo piano fu chiamato dalla CIA “Track Two”. Dopo un’agonia di tre giorni, il Comandante Schneider morì il 25 ottobre. Carlos Prats fu scelto dal Presidente nel sostituirlo come Comandante in Capo.

Comandante in Capo dell’Esercito del Cile

A Prats non toccò una situazione facile. Allende, ratificato al Congresso, assunse la Presidenza, ma il comandante in carica lo riceve in forma strettamente professionale, dato che credeva, come il suo amico scomparso, che le forze armate dovessero obbedire rigidamente alla Costituzione e alle leggi. La relazione professionale poco a poco si trasforma in amicizia.

I conflitti si acutizzano, specie in seguito alla serrata dei camionisti. Allende chiama le forze armate a integrare il governo. Pratts ora è ministro del governo di Unidad Popular.

Termina lo sciopero ma non la violenza. Considerato concluso il suo compito, lascia il gabinetto.

Il 29 giugno 1973 il secondo reggimento blindato di Santiago tenta un golpe (il famoso “tanquetazo”). Allarmato, Allende richiama membri dell’esercito nel gabinetto di governo. I militari sono infuriati con Pratts che accetta di tornare.

Il 21 de agosto si tiene una violenta manifestazione di protesta davanti a casa sua, con mogli di militari e destra cilena. Arrivarono sul posto Augusto Pinochet (considerato il “secondo” di Prats), Allende e i suoi ministri. Pratts chiede ai generali una prova di lealtà, ma dato che pochi la offrono, decide di rinunciare al posto di comandante in capo. Consigliò Allende di nominare al suo posto Augusto Pinochet Ugarte, che era considerato un militare professionale e apolitico. Mario Sepúlveda e Guillermo Pickering, altri generali leali a Prats, rinunciarono all’incarico come segno di solidarietà.

Augusto Pinochet sarà il principale artefice del golpe dell’11 settembre, durante il quale Allende perderà la vita. Prats abbandona il paese e si trasferisce in Argentina.

Venerdì 28 settembre il cittadino statunitense Michael Townley, agente della DINA (la polizia segreta cilena), si introdusse nel garage del generale Prats e collocò una bomba. Il 30, alle 00.50, mentre Carlos Prats e sua moglie Sofía Cuthbert rientravano a casa, Townley fece detonare l’esplosivo. Morirono immediatamente.

(sintesi da Wikipedia)

Le ricerchine scolastiche di Bartolini Monitor - Lenny Bruce

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Lenny Bruce (<a href=”http://it.wikipedia.org/wiki/13_ottobre” title=”13 ottobre”>13 ottobre</a>, <a href=”http://it.wikipedia.org/wiki/1925″ title=”1925″>1925</a> – <a href=”http://it.wikipedia.org/wiki/3_agosto” title=”3 agosto”>3 agosto</a>, <a href=”http://it.wikipedia.org/wiki/1966″ title=”1966″>1966</a>), vero nome Leonard Alfred Schneider, americano di origine ebraica. Fu un controverso <a href=”http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Cabarettista&amp;action=edit” title=”Cabarettista”>cabarettista</a> e un autore <a href=”http://it.wikipedia.org/wiki/Satira” title=”Satira”>satirico</a> degli <a href=”http://it.wikipedia.org/wiki/Anni_50″ title=”Anni 50″>anni 50</a> e <a href=”http://it.wikipedia.org/wiki/Anni_60″ title=”Anni 60″>60</a>. Perseguitato dalle autorità, morì di droga a quarant’anni nel 1966.

Gli fu impedito di esibirsi in molte città <a href=”http://it.wikipedia.org/wiki/Stati_Uniti_d’America” title=”Stati Uniti d’America”>americane</a>, e nel <a href=”http://it.wikipedia.org/wiki/1962″ title=”1962″>1962</a> anche in <a href=”http://it.wikipedia.org/wiki/Australia” title=”Australia”>Australia</a>, dove cui aveva gia iniziato un tour. Nel <a href=”http://it.wikipedia.org/wiki/1966″ title=”1966″>1966</a> era sulla “<a href=”http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Lista_nera&amp;action=edit” title=”Lista nera”>lista nera</a>” di quasi tutti i club per comici americani, a causa del timore dei proprietari di venire perseguiti per oscenità. La sua ultima esibizione è stata il <a href=”http://it.wikipedia.org/wiki/26_giugno” title=”26 giugno”>26 giugno</a> <a href=”http://it.wikipedia.org/wiki/1966″ title=”1966″>1966</a>, al <a href=”http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Fillmore&amp;action=edit” title=”Fillmore”>Fillmore</a> di <a href=”http://it.wikipedia.org/wiki/San_Francisco” title=”San Francisco”>San Francisco</a>, assieme a <a href=”http://it.wikipedia.org/wiki/Frank_Zappa” title=”Frank Zappa”>Frank Zappa</a> e <a href=”http://it.wikipedia.org/wiki/The_Mothers_of_Invention” title=”The Mothers of Invention”>The Mothers of Invention</a> Dalla storia della sua vita, il regista Bob Fosse ha tratto il film Lenny (1976) interpretato da <a href=”http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Dustin_Hoffmann&amp;action=edit” title=”Dustin Hoffmann”>Dustin Hoffmann</a>. Di Lenny Bruce esistono delle registrazioni audio di alcuni suoi spettacoli e una autobiografia pubblicata in Italia dal titolo “Come parlare sporco e influenzare la gente”. Nel 2004 (unico caso in italia) il giornalista Accursio Soldano ha conseguito la Laurea in Filosofia all’Università di Palermo con una tesi su Bruce. Nella Tesi viene analizzato il linguaggio usato dal comico americano attraverso le teorie dei filosofi Bergson, Husserl e Heidegger.

<strong>Citazioni </strong>
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<li>Mia <a href=”http://it.wikiquote.org/wiki/Suocera” title=”Suocera”>suocera</a> è stata la causa del mio divorzio. Una volta mia moglie è tornata a casa e mi ha trovato a letto con lei.</li>
</ul>
<ul>
<li>Poiché sono ebreo, molta gente mi chiede perché la mia stirpe uccise Gesù Cristo. Cosa posso dire? Fu un inconveniente. Fu una di quelle situazioni che sfuggirono al controllo dell’uomo.</li>
</ul>
<ul>
<li>Se <a href=”http://it.wikiquote.org/wiki/Gesù” title=”Gesù”>Gesù</a> fosse stato ucciso venti anni fa, i bambini delle scuole cattoliche porterebbero delle piccole sedie elettriche intorno al collo invece delle croci.</li>
</ul>
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<li>Se qualcosa del corpo umano vi disgusta, prendetevela col produttore.</li>
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<li>Non sono un comico. Sono Lenny Bruce.</li>
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Le ricerchine scolastiche di Bartolini Monitor - Pietro Secchia

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Pietro Secchia

da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Pietro Secchia (Occhieppo Superiore, Vercelli 19 dicembre 1903 - Roma 7 luglio 1973) è stato un uomo politico italiano.

Nato da una famiglia operaia (il padre era un militante del Partito Socialista Italiano), Pietro Secchia frequentò brillantemente il liceo classico, ma a causa della povertà fu costretto a cercarsi un lavoro: già nel 1917 venne assunto come impiegato, mentre successivamente ebbe l’impiego di operaio di un’industria laniera.

Nel 1919 si iscrisse alla FIGS (un sindacato di estrema sinistra) e con esso partecipò agli scoperi del biennio rosso (1919-1920). Ancora nell’agosto del 1922 aderì alla sciopero legalitario contro il fascismo: fu per questo licenziato e malmenato dalle squadracce nere di Benito Mussolini. All’impegno sindacale intanto aveva aggiunto quella politico: negli anni Venti aderì al neonato Partito Comunista Italiano di cui nel 1928 entrò nel comitato centrale.

Dopo aver dichiarato pubblicamente la sua avversione verso il duce ed il suo regime, fu condannato a 18 anni di carcere dal Tribunale Speciale (1931). Successivamente tentò la fuga verso Berlino: nella capitale tedesca pubblicò il volume “La lotta della gioventù proletaria contro il fascismo” ma venne rintracciato dall’OVRA che lo schiaffò in carcere.

Liberato dai partigiani nel 1943, partecipò alla Resistenza in qualità di commissario generale delle Brigate Garibaldi (comuniste). Nell’immediato dopoguerra Palmiro Togliatti lo scelse come vicesegretario del PCI, carica che mantenne dal 1945 al 1955. Nel 1946 fu deputato all’Assemblea Costituente mentre nel 1948 fu eletto senatore nelle file dei Fronte Democratico Popolare: riuscì a mentenere questa carica fino alla morte.

Responsabile tra il 1955 e l’inizio del 1957 della segreteria regionale lombarda del PCI, diresse successivamente, sino alla fine del 1962, l’attività editoriale del partito. Fu anche, e per molto tempo, il responsabile del settore propogandistico del partito: durante la sua gestione il PCI toccò il suo record di iscritti (più di due milioni), ma tale risultato non potè continuare a lungo a causa delle frequenti scissioni, sia da destra che da sinistra, che il partito dovette subire nel corso della sua storia.

Nel 1967 fu scelto dai dirigenti comunisti come responsabile esteri del partito. In questa veste egli lottò per l’emancipazione e l’indipendenza dell’Africa: visitò Egitto e Siria nel luglio-agosto del 1967, l’Africa settentrionale nell’ottobre-novembre dello stesso anno; la Giordania e ancora la Siria nel dicembre del 1969; il Sudan, l’Etiopia e la Somalia nell’ottobre del 1971. Poco prima di morire volò in Cile dove sostenne il governo progressista di Salvador Allende: fu l’ultimo dirigente occidentale a visitare la nazione latino-americana prima dell’avvento della dittatura di Augusto Pinochet. Cercò in tutti i modi di evitare il colpo di stato militare, e fu per questo (anche se mancano ovviamente prove certe) avvelenato dalla CIA: morì a settanta anni proprio a causa di questa azione. Internazionalista convinto, fu definito come uno degli esponenti della “linea dura”: in effetti egli rappresentò quella classe dirigente marxista-leninista che non aveva intenzione di collaborare con la Democrazia Cristiana. Autore di numerose opere storiche sul PCI, fu il curatore degli “Annali Feltrinelli”, testi che ci consentono di conoscere approfonditamente la storia del movimento operaio italiano. Negli ultimi anni suggerì al Partito di “aprire” ai movimenti che si organizzavano tumultuosamente nel 1968 per dare sbocco all’”energia rivoluzionaria delle masse giovanili“.

Internazionalista convinto, fu definito come uno degli esponenti della “linea dura”: in effetti egli rappresentò quella classe dirigente - che non aveva intenzione di collaborare con la . Autore di numerose opere storiche sul PCI, fu il curatore degli “Annali Feltrinelli”, testi che ci consentono di conoscere approfonditamente la storia del movimento operaio italiano. Negli ultimi anni suggerì al Partito di “aprire” ai movimenti che si organizzavano tumultuosamente nel per dare sbocco all’”". Tra le sue opere si segnalano in particolare: “L’arte dell’organizzazione” (1945), “I comunisti e l’insurrezione, 1943-1954” (1954), “La guerriglia in Italia” (1969) e “Sul legame tra lotta economica e lotta politica” (1973).

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Bibliografia su Pietro Secchia

  • Miriam Mafai, L’uomo che sognava la lotta armata. La storia di Pietro Secchia, Rizzoli, 1984