No, nessuno dei compagni a noi vicino è diventato padre nell’ultimo mese, e Aurora non è una bambina. Però è una figlia.
Aurora è la figlia del movimento comunista toscano degli anni Duemila. Aurora è l’Aurora, e il numero nuovo è uscito, e titola nella prima delle sue 68 pagine: “La costanza di una ragione”. Perché i comunisti non fanno cronacucola. E invece di perdere tempo si ritrovano, una sera qualunque dopo una qualunque iniziativa, e decidono del presente. Del presente, ma non perché domani si vedrà, ma perché bisogna vedere oggi.
Qualcuno, che fino a pochi giorni fa apparteneva ai Democratici di Sinistra, ha fatto un ragionamento simile e non si è lasciato incantare dalle promesse di quel bianco natale che Fassino si preoccupa, ogni giorno, di fare.
Nessun bianco natale. Solo una patetica dissolvenza.
Non smetteranno – qualcuno afferma con vigore – di fare le feste de l’Unità, perché esse – affermiamo noi – si scioglieranno in un grigio dal sapor d’incenso. Non boicotteranno il corteo del Primo Maggio, ma porteranno bandiere verdi e canteranno Over the rainbow1. Non si scoraggeranno di fronte all’immensa mole di lavoro che li aspetta, ma non riusciranno più ad associare le loro azioni ai bisogni dei lavoratori e delle lavoratrici2.
Per noi è un sollievo. Perché dover chiamare, per esempio, “compagne” le ragazzine stridule che salendo le scale esclamano questi qui vanno stroncati dal basso, riferendosi ai sostenitori della mozione Mussi del Comune di San Miniato3, non è quanto di più politicamente gratificante ci possa accadere.
D’ora in poi i pezzi di merda saranno pezzi di merda.
1 Canzoncina degli Anni Trenta, nota anche come “Somewhere over the rainbow” (Da qualche parte oltre l’arcobaleno). Musica di Harold Arlen e testo di E.Y. Harburg.