
Febbraio 2008
Feb
27
Sacrificio
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Feb
27
15 aprile
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Compagne e compagni,
non c’è da meravigliarsi se il mostro a due teste che emerge dalla palude della politica italiana chiede a gran voce (ed una sola) lo scalpo dei comunisti.
Ci stupiremmo se fosse il contrario.
Sarebbe prova della nostra sconfitta.
Neppure c’è da stupirsi se, anche all’interno delle organizzazioni di orientamento comunista, tornano ad emergere posizioni liquidazioniste, che tendono al superamento della nostra identità politica, del nostro essere comunisti nei simboli, nella prassi e nelle prospettive in nome di un presunto nuovismo e di un fumoso gentismo.
Non ci interessa capire se sia buonafede o malafede, quella di chi sostiene che i comunisti debbano sciogliersi all’interno di un soggetto politico che ha già messo in bella mostra le sue contraddizioni ancor prima del primo vagito. I comunisti si occupano dell’umanità, non dell’umana coscienza degli individui. Ed è per questo che rifiutano di dissolversi all’interno di un soggetto genericamente di sinistra, privo di una precisa identità politica.
La presenza autonoma ed organizzata dei comunisti scongiura il rischio della scomparsa della sinistra tutta, evita la sua progressiva tendenza al compromesso, alla moderazione, a “farsi centro”, perché la costringe al confronto costante con l’alternativa di sistema, con la diversità rappresentata dai comunisti.
Ma la domanda che Il resto del Cremlino pone, almeno da quando ha imparato a parlare, attende ancora una risposta, prima di andare fuori tempo massimo, ora che la sinistra è al minimo storico dalla fine della seconda guerra mondiale.
Possiamo ancora permetterci il lusso di due partiti comunisti nel nostro paese?
Il modello di autonomia che fino ad oggi abbiamo proposto, fatto di partiti, correnti e associazioni che, quando va bene, intrattengono tra loro pessime relazioni diplomatiche è ancora sufficiente? O sarà il caso che, visto che la semplificazione del quadro politico è anche una cosa alla moda di questi tempi, proviamo anche noi a semplificare qualcosina?
Andiamo pure a votare quel baffo colorato il 13 e il 14 aprile, portiamo in Parlamento il maggior numero di compagni che sarà possibile. Ma il 15 d’aprile, compagne e compagni, la questione comunista torni ad essere la nostra battaglia. Subito la costituente comunista. Subito tutti i comunisti sotto lo stesso tetto.
Feb
27
Nanopolitiche e doppio sfruttamento
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Autointervista per raccontare la Terza Giornata Comunista
Come mai un’auto-intervista?
Perché per dare delle risposte c’è bisogno delle domande e perché speriamo che questo sia il modo più sintetico di raccontare una cosa che avrebbe altrimenti bisogno di molto più spazio di quello che noi abbiamo a disposizione su questo giornale.
Com’è andata la Terza Giornata Comunista?
È andata bene. Le redazioni che abbiamo invitato si sono presentate puntuali e motivate, e il nostro ospite speciale, Giovanni Bacciardi (anche lui proveniente a una redazione, quella de l’Aurora, rivista di cui siamo supplemento) ci ha tolto molte curiosità.
Quali redazioni avete invitato? E quali curiosità vi ha tolto Bacciardi?
Abbiamo chiamato Senza Soste da Livorno e Viceversa di Castelfiorentino. Eravamo tre province: Livorno, Firenze e Pisa (che siamo noi). E l’età media dei presenti si è rivelata molto bassa rispetto al solito, cosa non secondaria. Bacciardi ci ha tolto alcune curiosità sulle nanopolitiche e sul doppio sfruttamento.
Doppio sfruttamento?
Sì. Il doppio sfruttamento riassume un concetto secondo il quale il capitale non ci ruba ricchezza soltanto quando lavoriamo, ma anche quando non lavoriamo. Anche durante il tempo libero, insomma. E questo fa sì che gli operai e i lavoratori dipendenti siano doppiamente sfruttati. E che le forme di sfruttamento siano sempre più subdole.
E le nanopolitiche?
Le nanopolitiche, invece, sono i piccoli gruppi politici, dei collettivi, che secondo alcune teorie di pensiero sono l’unica via d’uscita dalla crisi dei partiti – comunisti, s’intende.
Il resto del Cremlino, Senza soste e Viceversa fanno parte di questo insieme (infinito!) di nanopolitiche, che rappresentano una risposta, una reazione, un tentativo di difendersi dallo sfruttamento “di tipo B”, e allo stesso tempo possono costituire il seme della rigenerazione del pensiero comunista.
Quindi?
Non c’è un quindi. C’è da pensare. In questo momento molti di noi (delle redazioni che erano presenti) sono impegnati in politica, sono militanti. Qualcuno dentro ai partiti, qualcun altro no. Ma non è questo il punto. Il punto è che non possiamo permetterci di perdere l’occasione di riflettere su queste cose, noi che abbiamo la possibilità di confrontarci all’interno di gruppi formalmente indipendenti, e tra gruppi formalmente indipendenti. Questo tipo di discussione non nasce all’interno dei nostri partiti…
Perché nei partiti no?
Perché ciò che sono i partiti che oggi hanno nel nome la parola “comunista” non permettono di avere simili momenti di riflessione. Per motivi strutturali e congiunturali, è così che si dice, no? Almeno, questo vale nella nostra zona, che è una zona periferica (il che probabilmente è la nostra fortuna).
Chi produce un giornale può farlo, invece. Possono farlo i collettivi, le nanopolitiche, possiamo, e vogliamo, farlo noi.
L’avete fatto il 2 febbraio a Ponte a Egola. E poi?
La prossima tappa sarà a Livorno. La data è ancora da fissare. Ci siamo proposti di vederci e di parlarci e ci siamo detti di sì. Con sobrietà e con serietà.
Ma chi vuole approfondire l’argomento cosa deve fare?
Su internet pubblicheremo a breve l’intervento di Bacciardi, che è stato molto chiaro e divertente – ascoltarlo sarà meglio di qualsiasi riassunto. Per il resto, noi per primi vogliamo approfondire l’argomento e cercheremo di fare iniziative rivolte ad una maggiore comprensione della realtà, sotto l’ottica – prioritaria – di portare avanti il pensiero comunista. Perché se non verrà il comunismo il mondo finirà prima e si starà tutti peggio.