L’apporto delle masse femminili alla Resistenza variava in base al luogo dove la lotta partigiana si combatteva. Sui monti, come nelle pianure, l’impiego delle donne era minore e prettamente ausiliare. I comandanti delle bande preferivano non averne. Forse per lo stesso motivo per cui nelle ciurme dei pirati non si vedeva di buon occhio la loro presenza. Quando se ne riscontrava, il loro ruolo era - nel maggior numero dei casi - un ruolo ausiliare: servivano come staffetta, facevano da spola tra la città e l’accampamento recando con sé messaggi e viveri. Ben diverso era il ruolo nei gruppi che agivano nelle città dove la donna svolgeva un ruolo di co-protagonista e rendeva la lotta possibile. Il trasporto del materiale esplosivo era difficoltoso senza la loro partecipazione. Le compagne superavano i posti di blocco con grande facilità giocando sulla mentalità machista dei militi fascisti e dei tedeschi. Sono molti gli episodi raccontati. Quando ad un checkpoint gli chiesero cosa contenesse la sua sporta, una gappista romana rispose “Bombe”. Fascisti e tedeschi si misero a ridere e la lasciarono passare, magari con una pacca sul sedere, increduli che quella risposta fosse la verità. Le gappiste potevano aggirarsi per la città senza attirare le attenzioni ed i sospetti della polizia come passare da un posto di blocco con il materiale in una carrozzina per infanti. Inoltre le compagne si sottraevano facilmente alle grinfie dei fascisti mostrandosi come ingenue ragazze trovatesi lì per caso. La gappista “Tosca” di Firenze riuscì ad evitare le torture eseguite a Villa Triste dai fascisti della Banda Carità, attribuendo il possesso dell’esplosivo ad un fantomatico, quanto inesistente fidanzato che, alla vista dei militi, le aveva messo l’involucro nella borsa. Non mancarono comunque partigiane torturate come la bolognese Irma Bandiera che, dopo aver resistito per diversi giorni alle atroci sevizie senza “cantare”, venne accecata e gettata morta davanti alla casa dei genitori. E neanche esempi di indomito coraggio come Carla Capponi che prese parte all’azione di via Rasella. A differenza di quella precedente, la seconda guerra mondiale, in quanto “guerra totale”, incise sui percorsi di vita delle persone attuando una ridefinizione dei rapporti di genere dettata dalle necessità. Così le donne uscirono dall’universo simbolico del focolaio domestico, alle quali le aveva assegnate il fascismo, partecipando - anche se talvolta in maniera minore e ausiliare - alla lotta di Liberazione. Al contrario, più il fascismo sentiva il bisogno dell’impiego di manodopera femminile, più la sua propaganda esaltava il ruolo della donna di casa nella sua battaglia contro gli sprechi. Ben lontano dal patriottismo eroico delle italiane presentate nell’ambito coloniale “come coltivatrici instancabili delle terre aride africane”, la stampa fascista diffuse ricette di torte senza zucchero, biscotti senza farina e improvvisate guide sull’allevamento domestico dei conigli. Rispetto alla Grande Guerra che, essendo una guerra di trincea, aveva separato rigidamente i sessi, la seconda guerra mondiale rafforzò lo spirito di collaborazione nell’obiettivo comune della sopravvivenza e della costruzione di un futuro migliore. Dopo la Liberazione venne lasciato spazio alle voci femminili che valorizzarono il ruolo delle donne nella Resistenza, rivendicando sia il diritto al lavoro che una più diretta gestione della cosa pubblica come elemento centrale per una piena cittadinanza. Di fatto l’emancipazione femminile venne rimandata alla realizzazione della futura “società nuova” e le rivendicazione dei diritti civili subordinate alla lotta di classe. Nel dopoguerra si andò poi delineando una concezione familista che vide la donna, non come parte in qualche modo attiva della Resistenza, ma come un soggetto che condivise solo la tragicità del conflitto bellico e le privazioni che ne derivarono.
[Renzo Insurie]
Lascia un commento
Se questo è il tuo primo commento potresti dover aspettare la sua moderazione.Puoi seguire le risposte a questo commento attraverso questo link: RSS feed, oppure fai il Trackback dal tuo sito.