La redazione de Il resto del Cremlino è arrabbiata. Ci sentiamo come i figli messi in mezzo dai genitori che litigano. Ci sentiamo come Giulietta e Romeo, innamorati e divisi. Non vogliamo fare la fine di Hansel e Gretel, né quella degli shakespeariani giovani viziati.
Due anni fa, nella zona del cuoio, abbiamo dato vita a un progetto di dialogo, collaborazione (e, in certi casi, simbiosi) dei nostri due partiti: Rifondazione Comunista e Comunisti Italiani. Quando, nel lontanissimo 2006, chiedevamo la riunione di Prc e Pdci, molti di coloro che oggi invocano – a gran voce – l’unità nicchiavano, cioè cambiavano argomento e ci spiegavano i motivi per cui non era possibile farlo. A livello locale non si poteva, perché nei territori ci son compagni che non si parlano più per via della scissione del ’98. E in diversi comuni non era possibile, perché nelle amministrazioni siamo mezzi dentro o mezzi fuori. Stessa cosa per province e regioni. Non si poteva.
“Rifondazione non è comunista”, ci dicevano i comunisti italiani. “I Comunisti Italiani hanno votato la guerra”, ci dicevano i rifondaroli.
Poi è arrivata l’Unione di Prodi. Vi ricordate le primarie de l’Unione? Quanta gente! Vi ricordate i candidati? Prodi, Bertinotti, Mastella, Di Pietro… La scelta di Fausto Bertinotti, allora segretario del Prc, fu una scelta sciagurata, per una serie di motivi che un po’ sono ovvi e un po’ non possiamo trattare in questa sede. A sciagurata scelta si aggiunse l’altrettanto incomprensibile decisione, da parte del Pdci, di appoggiare il professor Romano.
Noi de Il resto del Cremlino, ma sarebbe meglio dire noi comunisti, che nel 1998 eravamo quasi o appena maggiorenni, e che nel 1989 eravamo bambini, ci sentimmo un po’ spaesati. Dopo la sbornia dei post-it (ve li ricordate i post-it, vero?) affrontammo una campagna elettorale con il cerchio alla testa. E quando uno di noi chiedeva “stasera ci vediamo per la redazione?”, un altro rispondeva “No, andiamo ad attaccare i manifesti”. I suoi. Noi che, di manifesti, volevamo i nostri. Iniziative separate, volantini separati, gruppi separati in parlamento. L’Unione – ormai è preistoria – vinse le elezioni e subito iniziarono i problemi. Come il Pdci, Rifondazione Comunista votò la guerra (il rifinanziamento della missione Isaf in Afghanistan) e caddero gli argomenti di chi diceva “Voto Rifondazione comunista perché è l’unico partito contro la guerra”.
Non c’erano più vergini in parlamento, nessuno di noi lo era più. Bestemmiammo di doppia rabbia. Per il nostro voto e per tutto il tempo che i pacifisti di Rifondazione avevano passato a inveire contro i guerrafondai dei Comunisti italiani. “Adesso siamo pari”, pensammo. Ma niente. Nessun avvicinamento, nessun dialogo. Anzi, all’occasione qualche frecciatina tra i nostri dirigenti.
Il tempo passa e porta consiglio. Ma se si è seminato pioggia cosa si raccoglie? Tempesta, si raccoglie, cari compagni e compagne. L’aria irrespirabile del 2007 lasciava intendere che il governo Prodi sarebbe durato poco. Walter Veltroni partorì il Pd, come Bill Gates aveva partorito Windows Vista. Il capo dell’opposizione, dopo aver definito la Cdl (Casa delle libertà) un “ectoplasma”, venne politicamente resuscitato dal neosegretario sedicente democratico. In sella sulla Brambilla i berluschini salirono sul treno dei circoli della libertà, poi del popolo e poi del partito delle libertà, e noi? Noi ci siamo beccati “La sinistra, l’arcobaleno”, cazzo.
Dopo aver indetto una manifestazione gigantesca, quella del 20 ottobre, quella piena di falci e martello, quella che c’erano i lavoratori veri e le persone vere, coi loro simboli e il loro colore, i loro sorrisi, gli slogan e i camioncini con la musica e le idee in testa molto molto chiare sul da farsi, il gruppo dirigente di Rifondazione Comunista insieme a un rimasuglio dei diesse ha deciso di occupare tutti gli spazi mediatici possibili per sgonfiare ogni entusiasmo:
“Facciamo la sinistra”.
Finalmente insieme? Mah. Per noi è stato come per Lev Yashin e Diego Armando Maradona ritrovarsi a giocare nella stessa squadra, sì. Ma a curling.
Ed è andata come sappiamo. È andata male, e per noi la responsabilità maggiore di questo ce l’hanno Fausto Bertinotti, Gennaro Migliore, Nichi Vendola, Manuela Palermi, Severino Galante e i suoi interventi di quattro ore, Maurizio C., i “Be brothers”, Fabio Mussi e cricca varia. Non avremmo preso il 30% se avessimo scelto un contrassegno elettorale che ci identificasse per quello che siamo sempre stati, se avessimo preferito consultare la base dei nostri partiti invece che girare per i teatri a inscenare patetici “racconti” che raccontavano cose ben note a chi avrebbe dovuto votarci. Non avremmo preso il 30%, no. Ma sicuramente avremmo avuto più forza, più sicurezza, più decisione. Adesso Bertinotti l’ha capito, forse, che i comunisti non sanno vendere, ma sanno convincere – se sono convinti. Forse.
Le elezioni hanno spazzato via molti dubbi. Qualcuno non si è fatto vedere in giro per qualche giorno, nelle sedi dei partiti, per paura di toccarne. Quelli che in campagna elettorale ridevano di più hanno pianto litri di inutili lacrime, noi da incazzati ci siamo ri-incazzati.
La domanda è: Bertinotti a parte, i nostri gruppi dirigenti hanno capito che non c’avevano capito niente? Qualcuno ci spiega, per piacere, perché nessuna direzione, coordinamento, segreteria nazionale aveva ventilato l’ipotesi che “La sinistra, l’arcobaleno” potesse prendere meno del 4%? Non ce lo spiega nessuno, ma noi non ci stupiamo. Non ci stupiamo più, anche se è sbagliato. Va bene, siamo stupìti. Andiamo avanti.
Rifondazione comunista, che aveva rimandato il congresso per fare una consultazione sul governo che poi non c’è stata perché il governo è caduto prima, ora ha indetto un congresso posticipato che qualcuno ha definito “straordinario”. Da una parte c’è chi vuole costituire un partito della sinistra, sulla base dello sciagattato cartello elettorale arcobaleno. Da un’altra parte c’è chi non lo vuole fare, e c’è chi propone di fare un passo indietro, chi un passo in avanti, chi un balzo a sinistra.
I Comunisti Italiani, che allo scorso congresso hanno votato all’unanimità (99,9%) un documento che chiedeva la confederazione della sinistra, adesso aderiscono ad un appello che è stato definito “della Costituente comunista”, che abbandona l’idea della confederazione e dimentica che nel Prc qualcuno vuole fare il partito unico, sì, ma con i resti malconci dei diesse.
Il resto del Cremlino deve avere l’umiltà di essere presuntuoso: aderiamo pure a quell’appello, con la speranza di non generare un’altra illusione per tutti i compagni e le compagne che non hanno più voglia di fare triple riunioni, mezze tessere e programmi zoppicanti.
Noi, che siamo innamorati gli uni degli altri, quelli del Pdci di quelli del Prc e viceversa, dalla notte dei tempi, sappiamo che Montecchi e Capuleti hanno ancora da farsi un po’ di conti in casa. Facciamo passare questi conti. Riconquistiamo il presente e il reale (l’esistenza dei nostri partiti) e costruiamoci il futuro.
Ci appelliamo a chi si appella: ai compagni del Pdci chiediamo di non accelerare perché per il Prc, a luglio, si terrà un congresso decisivo (e la posta in gioco è alta). Ai compagni del Prc chiediamo di votare una mozione che non sia quella di Vendola. Ai compagni nel limbo, tra la falce e il martello, chiediamo di non perdere la fiducia. Ché noi, eccoci qui, non l’abbiamo mai persa. L’unità comunista arriverà, o finiranno i comunisti. Un po’ come per il socialismo: arriverà, o l’uomo avrà vita più breve di quel che potrebbe avere.
[la redazione]
Mag
26
Costumi in
Categoria: Editoriali
There are Una risposta a “Costumi in”
Grazie compagni, Grazie
avete espresso il sentire della diaspora comunista.
Quanto tempo ci vorrà ancora per ricostruire il PARTITO COMUNISTA? Eppure, dovrebbe essere chiaro che senza ripartire dalla Storia Moderna, da la dove l’abbiamo abbandonata, senza riappropriarci del metodo scientifico marxista di analisi delle società (l’unico esistense su basi scientifiche, non dogmatiche o intellettualoidi) non si ricostruisce nulla.
Ma la storia, si sà, prima o poi riparte sempre, perchè noi siamo la Storia: ED IL PARTITO COMUNISTA E’ UNA NECESSITA’ DELLA STORIA.
FORZA COMPAGNI, CE LA FAREMO, RICOSTRUIREMO L’INDISPENSABILE UNITA’ DEI COMUNISTI, RIFAREMO IL PARTITO COMUNISTA, E SALVEREMO L’UMANITà SOFFERENTE. E VOI AVRETE L’ORGOGLIO DI AVERE DATO UN IMPORTANTE CONTRIBUTO.
Averardo dalla Tomba