Nella pagina internet del comune di San Giovanni Rotondo, in alto a sinistra, c’è un’immagine verde con la scritta “padre pio”. Andandoci sopra con la freccia del mouse quell’immagine si colora e invoglia l’ignaro navigante a scoprire l’agiografia del frate dalle tumefatte mani.
Sarà che il mio schermo è piccolo e vecchio, ma nella foto sembra che il padre tenga stretta nella mano sinistra una bistecca di vitellone chianino e questa cosa un po’ mi fa ridere.
Comunque questa bella paginetta è proprio ben fatta. Si parla di tutto padre Pio minuto per minuto ed il mio animo di peccatore ne è sollazzato, soddisfatto e redento. Dalla nascita nel 1877 alle voci sui possibili trasferimenti del 1921, si scorre tutto il curriculum del frate, dai superpoteri in guerra dal ’15 al ’18, anno in cui venne esonerato per una broncopolmonite. Nel 1919 inizio del ciclo di visite mediche, nel 1921 possibili trasferimenti altrove del padre.
E nel 1920?
Nulla-nulla? Ma questo sito non è fatto così bene!.. Uff.
Ai primi di Ottobre del 1920 ci furono le elezioni comunali a San Giovanni Rotondo. Le vinsero i Socialisti - quelle elezioni - ed il 14 partirono i festeggiamenti.
Il clero del luogo si era dato un gran da fare per cercare di fermare la vittoria socialista di 1069 voti contro 850, in favore del blocco conservatore e nazionalista. Il blocco o fascio d’ordine che “andava dai combattenti patriottici a Padre Pio e agli arditi neri” [cit. deputato socialista On. Mucci] aveva pure tentato di rimandarle, quelle elezioni. Che padre Pio fosse un personaggio di rilievo nel “fascio d’ordine” che tentò dapprima di opporsi alle elezioni e che poi cercò di impedire ai socialisti di prendere possesso del Comune è avallato perché Corradini (l’allora sottosegretario agli Interni) non contesta l’affermazione dell’On. Mucci.
E comunque nel fascio d’ordine si collocava un gruppo del tutto nuovo che si intitolava “Arditi di Cristo” e aveva per emblema un gagliardetto nero con lo stemma pontificio.
Proprio dagli Arditi di Cristo venne la provocazione da cui scaturì la sparatoria.
Il 14 ottobre un corteo popolare percorse le vie di San Giovanni Rotondo per accompagnare gli amministratori socialisti che si insediavano nel comune.
Ma davanti alle porte del municipio il corteo fu fermato dai carabinieri. Il commissario Pevere, che dirigeva il servizio d’ordine, si opponeva che i socialisti nel prendere possesso del municipio esponessero la bandiera rossa dal balcone dell’edificio, perché, diceva, sarebbe stata un’offesa alla patria e alla bandiera nazionale. Gli “arditi” erano decisi anch’essi a impedire l’esposizione della bandiera rossa.
Da essi partirono oltraggi e insulti ai dimostranti. Cominciarono così i tafferugli: simultaneamente dal balcone del municipio, i carabinieri aprirono il fuoco sulla folla.
Undici morti, più di ottanta i feriti. Si parlò anche del lancio di una bomba che però venne attribuito non alla forza pubblica ma agli “arditi”.
Nella basilica di San Giovanni Rotondo all’interno di una teca di cristallo giace il cadavere di un gran fascista, ma - a differenza delle bistecche di vitellone chianino di cui in vita amava cingersi le mani – non ha appiccicato sul vetro l’etichetta che ne possa garantire all’ignaro pellegrino una sincera rintracciabilità.
[Lupo]
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